Progetto CAR, pubblicato su “Frontiers in Marine Science” lo studio sulle relazioni tra Caulerpa cylindracea e sarago

Le invasioni biologiche generano impatti negativi e imprevedibili negli oceani di tutto il mondo e sono una minaccia tangibile per gli organismi ad essi associati.

Le macroalghe non indigene spesso sintetizzano metaboliti secondari a fini difensivi che si rivelano anche utili ad aumentare l’efficienza competitiva: è il caso della Caulerpa cylindracea Sonder, 1845 (nota in passato come Caulerpa racemosa), che è giunta nel Mar Mediterraneo nel 1990 e che da allora mostra eventi di competizione con la flora e la fauna locale. È già stato dimostrato che il sarago maggiore (Diplodus sargus Linnaeus, 1758) interagisce con questa specie aliena: il pesce si ciba infatti della caulerpa, con conseguenti disturbi fisiologici e comportamentali provocati dalla caulerpina, uno dei tre principali metaboliti secondari della C. cylindracea. Il pesce è anche noto per una peculiare condizione delle carni a seguito della cottura, conosciuta con il termine di “sarago di gomma” o, scientificamente, come Abnormally Tough Specimen (ATS).

Il lavoro pubblicato la settimana scorsa sulla rivista scientifica Frontiers in Marine Science  (https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2021.680787/full) da ricercatori dell’Università degli Studi della Tuscia, di Trieste e di Catania, nell’ambito del Progetto CAR del CURSA, ha confermato le relazioni alimentari tra il sarago e l’alga nel Mar Tirreno, quantificando l’accumulo di caulerpina nel fegato del pesce anche in presenza di ridotto contenuto stomacale algale e suggerendo una possibile biomagnificazione della caulerpina per conto di molluschi ed echinodermi, che sono stati invece registrati con particolare abbondanza all’interno dei contenuti stomacali analizzati.

Infine, attraverso un approccio eco-tossicologico di tipo multi-biomarker e analisi statistica multivariata, il lavoro ha mostrato delle correlazioni con processi cellulari chiave come lo stress ossidativo, il metabolismo, la neurotossicità e la perossidazione lipidica, nonché con indici di condizione, negli individui ATS. Evidenziamo infine come tutti gli esemplari ATS fossero maschi; in futuro ulteriori analisi si dovranno concentrare su quest’ultimo punto.

 

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