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Dove si ferma la plastica: nelle riserve di Tarsia e Crati la ricerca sul campo di AdriPlast

27 Mag 2026

 

Non è stata una giornata di pulizia, ma un lavoro di osservazione: nelle Riserve naturali regionali del Lago di Tarsia e della Foce del fiume Crati, in provincia di Cosenza, i ricercatori e le ricercatrici – nell’ambito di AdriPlast, il progetto internazionale dedicato allo studio e al contrasto dell’inquinamento da plastica negli ecosistemi acquatici – hanno studiato, lo scorso 15 maggio, i rifiuti spiaggiati nel punto esatto in cui si accumulano, per capire come il vento, le correnti e la morfologia costiera ne modellano la distribuzione e l’impatto sugli ecosistemi.

Per prima cosa i ricercatori del CURSA e UNICAL, insieme al personale delle Riserve Naturali “Lago di Tarsia” e “Foce del Crati”, hanno delimitato le aree di studio con transetti di 20×20 metri per analizzare porzioni estese di litorale. All’interno di questi spazi i rifiuti sono stati osservati, raccolti, classificati e pesati, con particolare attenzione alle plastiche, documentate anche attraverso rilievi fotografici.

L’analisi ha evidenziato dinamiche nette: i materiali più leggeri, come il polistirolo, vengono trasportati dal vento verso le zone retrodunali; quelli più pesanti, come le bottiglie di plastica, tendono a concentrarsi nei settori intermedi, trattenuti anche dalla vegetazione alo‑psammofila, ovvero l’insieme delle piante che crescono sugli ambienti costieri sabbiosi: un indicatore ecologico prezioso per questi ambienti. Le lattine di alluminio, una volta spiaggiate, sono state invece rinvenute soprattutto lungo la battigia. Tutto il materiale raccolto è stato conferito alle società comunali per la gestione dei rifiuti.

L’attività si inserisce nel percorso scientifico del progetto AdriPlast, che comprende campionamenti di terreno per l’analisi quantitativa e qualitativa di micro e mesoplastiche nei laboratori del DIBEST–UNICAL e il posizionamento di trappole a caduta per lo studio dei coleotteri, utili sia per valutare la biodiversità sia per quantificare la presenza di plastica nell’apparato digerente degli insetti. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli esemplari trovati morti all’interno di contenitori di plastica, vetro o metallo, conservati in provetta per le successive analisi di laboratorio.

Hanno partecipato alla giornata Stefania Spadafora, Francesco Fuoco e Giulia Martilotta per il CURSA–UNICAL, insieme a Agostino Brusco, Roberto Marchianò, Pierluigi Rizzo e a Rudi Salomone per le Riserve Naturali di Tarsia.

Queste attività mostrano come la ricerca sul campo sia essenziale per leggere i segnali degli ecosistemi costieri e trasformare i dati raccolti in strumenti utili alla tutela dell’ambiente. In autunno è previsto un appuntamento pubblico con stakeholder, Regione e associazioni: sarà il momento per restituire il lavoro svolto sul campo e condividere i dati raccolti, riportando l’attenzione sulla zona presa in esame e sulle azioni necessarie per proteggerla.

L’Ufficio Stampa

(tel.338.1090669) 

 

 

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