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Alta Sabina: quando il capitale naturale incontra il capitale sociale

Prof. Davide Marino e Valentina Peveri CURSA – Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e Ambientale

Ci sono territori in Italia che possiedono tutto ciò che oggi viene considerato strategico per il futuro: boschi, acqua, biodiversità, paesaggi intatti, produzioni agricole di qualità. Eppure, queste risorse non si trasformano automaticamente in sviluppo, benessere o nuove opportunità.

L’Alta Sabina, area collinare e montana della provincia di Rieti (Lazio), è uno di questi territori. Dieci piccoli comuni, inseriti nella Strategia Nazionale per le Aree Interne, hanno avviato un percorso finanziato dal NextGenerationEU e inserito nel PNRR: Community Sustainable Resonance (CSR) – Alta Sabina, una “Green Community” che mira a rafforzare la resilienza economica e sociale attraverso la valorizzazione del patrimonio naturale e agroalimentare.

L’idea di fondo è ambiziosa: trasformare il capitale naturale in leva di sviluppo sostenibile, superando frammentazione amministrativa e marginalità storica.

Il territorio non parte da zero. L’agricoltura è caratterizzata da micro-aziende familiari, oliveti, produzioni diversificate; negli ultimi anni è cresciuta la superficie biologica. Il patrimonio ambientale è significativo: boschi estesi, aree protette, risorse idriche, paesaggi adatti al turismo lento e all’educazione ambientale.

Eppure, accanto a questo potenziale, persistono criticità strutturali: proprietà frammentate, infrastrutture deboli, difficoltà di coordinamento tra attori economici, manutenzione non sempre costante del patrimonio storico e naturale. In altre parole, il capitale naturale è consistente — ma la sua valorizzazione dipende da qualcosa di meno visibile: la qualità delle relazioni, delle istituzioni, della cooperazione.

Il ruolo del CURSA

All’interno di questo percorso, un ruolo centrale è stato svolto dal CURSA – Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e per l’Ambiente, incaricato di progettare e realizzare due delle principali linee di intervento della Green Community.

Il CURSA ha operato come soggetto tecnico-scientifico, coordinando analisi territoriali, attività di mappatura, momenti di confronto con gli attori locali e traducendo i risultati in modelli di governance e proposte operative. La sua funzione è stata quella di ponte: tra ricerca e amministrazione, tra strumenti analitici e decisioni strategiche, tra visione europea e realtà locale. Il lavoro è confluito nell’“Atlante per il Futuro” dell’Alta Sabina, che orienterà le politiche territoriali nel periodo 2026–2035.

Primo progetto: rendere visibile il valore della natura

La prima linea progettuale ha riguardato la mappatura e valutazione dei Servizi Ecosistemici, cioè dei benefici che gli ecosistemi forniscono alla collettività: acqua pulita, protezione del suolo, assorbimento di carbonio, biodiversità, ma anche qualità del paesaggio e benessere culturale.

Attraverso analisi territoriali e strumenti cartografici, il territorio è stato letto come un sistema produttore di valore ambientale. Questa operazione non è soltanto tecnica: significa rendere visibile ciò che spesso rimane implicito, riconoscendo che le aree interne generano benefici che superano i propri confini.

In questo quadro si inseriscono anche i Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES), strumenti pensati per riconoscere economicamente chi gestisce risorse naturali che producono benefici collettivi.

Ma proprio qui emerge una consapevolezza decisiva: riconoscere il valore naturale è necessario, ma non sufficiente. Le mappe possono mostrare il potenziale; la sua trasformazione in opportunità concrete dipende dalla capacità del territorio di organizzarsi, cooperare e costruire accordi stabili.

Secondo progetto: costruire rete intorno al cibo

La seconda linea ha riguardato il rafforzamento del Biodistretto Sabino – Via di Francesco, con l’obiettivo di ridurre i costi di produzione, diversificare l’offerta e valorizzare le produzioni locali.

Il biodistretto rappresenta un tentativo concreto di costruire capitale sociale attorno al capitale naturale. Non solo promuovere il biologico, ma creare una rete tra produttori, trasformatori, amministrazioni e cittadini; integrare agricoltura sostenibile, turismo lento e marketing territoriale; rafforzare un’identità condivisa capace di generare valore economico e culturale.

La qualità delle produzioni è un punto di forza. Ma senza cooperazione strutturata, senza strumenti comuni e senza una visione condivisa, anche le eccellenze rischiano di rimanere isolate.

Il nodo vero: senza capitale sociale non c’è valorizzazione

L’esperienza dell’Alta Sabina suggerisce una lezione che va oltre questo caso specifico: il capitale naturale, da solo, non basta. Boschi, acqua e paesaggi rappresentano una base straordinaria. Ma perché diventino sviluppo servono:

  • fiducia tra attori locali
  • capacità di cooperare oltre i confini comunali
  • istituzioni coordinate e credibili
  • strumenti di governance condivisi
  • tempo per consolidare relazioni

In altre parole, serve capitale sociale.

Le politiche per la transizione ecologica spesso si concentrano sugli strumenti tecnici — indicatori, piattaforme digitali, modelli economici. Tutti elementi importanti. Ma la loro efficacia dipende dalla qualità delle relazioni che li sostengono. Senza relazioni solide, anche il più sofisticato sistema di valorizzazione ambientale rischia di non produrre effetti duraturi.

La vera infrastruttura della transizione non è soltanto energetica o forestale: è relazionale. È fatta di collaborazione, capacità di negoziare interessi diversi, costruzione paziente di fiducia.

L’Alta Sabina mostra che la sostenibilità non è un automatismo legato alla presenza di risorse ambientali. È un processo che richiede architetture sociali adeguate. Dove capitale naturale e capitale sociale riescono a rafforzarsi reciprocamente, la transizione diventa concreta. Dove uno dei due manca, anche le risorse più ricche restano potenzialità inespresse.

La natura offre possibilità. È la comunità — con le sue reti, le sue istituzioni e la sua capacità di cooperare — a trasformarle in futuro.

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