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Progetto “SilaBioMetric”: tra carbon farming e turismo rigenerativo la biodiversità diventa ricchezza condivisa nella Sila

Nel Parco Nazionale della Sila tutela e sviluppo non sono più due strade parallele, ma un cammino unico. Lo testimonia il progetto SilaBioMetric, giunto alla sua conclusione con l’evento finale del 24 ottobre scorso, presso il Centro Visita Cupone di Camigliatello Silano, a Spezzano della Sila (provincia di Cosenza).
Il progetto, promosso dall’Ente Parco Nazionale della Sila in collaborazione con CURSA -Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e l’Ambiente, il Consorzio “Cultura e Innovazione” (UNICAL) e il DIBEST – Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria e finanziato dal National Biodiversity Future Center (NBFC), nell’ambito del fondo NextGeneration EU, ha sviluppato una metodologia digitale per misurare e tracciare la biodiversità, integrando rilievi sul campo, osservazioni satellitari e tecnologie di analisi ambientale. Tale piattaforma innovativa consente oggi di trasformare dati ecologici complessi in strumenti operativi per la gestione del capitale naturale, rendendo la Sila un laboratorio di sperimentazione replicabile a livello nazionale.
Le relazioni presentate nel convegno finale hanno restituito la varietà di approcci che il progetto ha saputo mettere in dialogo. Stefano Banini, direttore generale di CURSA, ha illustrato SilaBioMetric nel suo insieme, spiegandone gli obiettivi e le fasi di lavoro: dal monitoraggio biologico alla costruzione di una metodologia digitale basata su dati satellitari e rilievi in situ, fino alle attività di sensibilizzazione e coinvolgimento degli stakeholder.
Gino Crisci, già rettore dell’Università della Calabria, ha prospettato il valore dei beni culturali alla luce delle nuove tecnologie, sottolineando come l’innovazione possa diventare strumento di tutela e valorizzazione del patrimonio. L’intervento di Emilio Sperone, coordinatore scientifico del gruppo di lavoro UNICAL, ha evidenziato l’ottimo stato ambientale del territorio del “comune pilota” di Casali del Manco, emerso dall’elaborazione dei dati raccolti sul campo nelle tre aree di Macchialonga.
Tommaso Chiti di ValueGroovers ha approfondito le prospettive del “carbon farming” e la possibilità di generare crediti di carbonio attraverso pratiche forestali, agricole e l’impiego del biochar. Giuseppe Gagliano di 17tons ha mostrato le soluzioni di tracciabilità digitale, indispensabili per garantire trasparenza e integrità nelle filiere del biochar, mentre a raccontare nel dettaglio la metodologia innovativa che misura e traccia la biodiversità e valorizza il capitale naturale del parco è stata Susanna Di Vincenzo, ceo di 17tons. La dimensione del benessere è stata portata da Sonia Vivona del CNR ISAFOM, che ha condiviso dati scientifici sugli effetti positivi della “Forest Therapy” e della permanenza in foresta sulla salute e sulla qualità della vita. Infine, Francesco Comotti di CURSA ha evidenziato il legame tra capitale naturale e turismo del benessere, sottolineando come la Sila possa diventare un laboratorio nazionale di turismo rigenerativo, capace di integrare scienza, ambiente e sviluppo locale.
Il Direttore del Parco, Ilario Treccosti, ha rimarcato il valore del progetto e le sue possibili ricadute sul territorio, sottolineando l’importanza di tradurre la ricerca in opportunità concrete per le comunità locali.
Dalle voci emerse nel convegno si è rafforzata la consapevolezza della necessità di superare la logica dell’emergenza ambientale e costruire politiche strutturali di lungo periodo. È stata sottolineata l’urgenza di creare una cultura dell’interdipendenza tra economia ed ecologia, rafforzando la governance pubblica e i processi partecipativi per rendere le strategie coerenti con i bisogni delle comunità. È stato inoltre richiamato dalla responsabile di CURSA-Calabria, Stefania Spadafora, il concetto di “antropocene relazionale”, che invita l’uomo a ripensare il proprio rapporto con il mondo naturale non come dominio, ma come relazione.
La presenza e il coinvolgimento del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità di Cosenza, guidato dal Comandante Colonnello Francesco Alberti, hanno dato concretezza al legame tra ricerca e gestione quotidiana del territorio.
Nelle settimane precedenti, il progetto aveva aperto un confronto con un workshop dedicato ai crediti di carbonio, che ha approfondito le opportunità del carbon farming e le prospettive di nuove filiere economiche sostenibili.
In questo quadro, il Parco della Sila si propone come promotore di un ecosistema circolare, dove ambiente, agricoltura, energia e turismo si rafforzano reciprocamente, generando valore condiviso per le comunità locali. La chiosa del commissario del Parco Liborio Bloise: “Con SilaBioMetric, il Parco rinnova il proprio impegno a fare dell’innovazione un elemento propulsivo per lo sviluppo del territorio. Al centro restano le priorità ambientali, insieme agli interessi sociali ed economici delle comunità e degli operatori locali. L’appellativo di ‘promotore dell’innovazione’ descrive con efficacia il ruolo che l’Ente intende consolidare: vogliamo distinguerci per visione e capacità di attivazione, perché crediamo fermamente nelle potenzialità del sistema Sila”.
L’Ufficio Stampa
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