Citizen Science, on line la prima piattaforma europea. Anche il CURSA attivo per garantire a tutti l’accesso alla conoscenza

Ricerca, scienza applicata e cittadinanza attiva sono tra loro sempre più interconnessi per costruire insieme un mondo più sostenibile e in cui sia garantito a tutti il “diritto ad essere educato alla conoscenza”, come è riportato nel Piano per l’Educazione al Patrimonio Culturale del Ministero per i Beni culturali.

Sono questi i valori di base della Citizen Science e, nelle scorse settimane, è nata la prima piattaforma europea dedicata on-line per rafforzare la condivisione di conoscenze, di strumenti, di formazione e di risorse scientifiche da parte dei cittadini e delle comunità agli stessi cittadini e comunità.

A questi principi ispiratori il CURSA fa riferimento da sempre nella propria mission e nella realizzazione dei progetti portati avanti, come quelli della Rete DNA. L’obiettivo è promuovere la formazione permanente delle risorse umane, coinvolte culturalmente o professionalmente nelle problematiche della gestione sostenibile dell’ambiente, della conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, dei temi dei cambiamenti “globali”, che interessano la società e influenzano le dinamiche dello sviluppo sostenibile.

La Rete DNA sta portando avanti, ad esempio, il progetto NèB – Natura è Benessere, dove protagonisti sono i bambini, parte attiva del progetto, con lo scopo finale di garantire ai bambini stessi il benessere fisico e psichico, attraverso esperienze educative e di vita all’aperto.

Inoltre, il Consorzio, per garantire il diritto alla formazione e alla conoscenza di tutti, anche durante questo periodo di distanziamento sociale dovuto al Covid-19, metterà in campo una Piattaforma di Formazione a Distanza (FAD).

Secondo la Open Scientist per Citizen Science si intende “sistematica raccolta e analisi di dati; sviluppo di tecnologia; verifica di fenomeni naturali; e la distribuzione di queste attività da parte dei ricercatori su una base costituita principalmente da non professionisti”. Per fare ciò, come evidenziato dalla Commissione Europea, è necessario un “maggiore accesso alle informazioni” anche attraverso gli open data.